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Questa notte

La notte

Quando sei triste, normalmente, occorre rifuggire dalle canzoni tristi. Sono uno straordinario catalizzatore di ricordi, sensazioni e pensieri che, quasi sempre, ti fanno ancora troppo male. Eppure, talvolta, ci sono anche canzoni tristi che finiscono per darti una mano e tirarti fuori da quella fossa che ti stai scavando, più o meno inconsapevolmente, giorno dopo giorno. Il dolore va accettato, è normale stare così, non c’è alcuna vergogna ad ammetterlo. Lo si accetta e si aspetta che prima o poi passi via. Come la notte. Non si può soccombere alle sensazioni ed ai ricordi, farsi ancora schiacciare da ciò che si sente. Una ferita si rimargina solo se è pulita. (P.)

(La notte, Arisa) – Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare
perché mi porto un dolore che sale che sale
Si ferma sulle ginocchia che tremano e so perchè
E non arresta la corsa lui non si vuole fermare
perché è un dolore che sale che sale e fa male
Ora è allo stomaco fegato vomito fingo ma c’è
E quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci l’amore continuerà
Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
Ma c’è il dolore che sale che sale e fa male
Arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me
Prosegue nella sua corsa si prende quello che resta
Ed in un attimo esplode, mi scoppia la testa
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è
E sale e scende dagli occhi… il sole adesso dov’è?
Mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
Che le parole nell’aria sono parole a metà…
Ma queste sono già scritte e il tempo non passerà
Ma quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci e l’amore poi continuerà…

E quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché
Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà
L’amore può allontanarci e la vita poi continuerà.

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Morte consolatrice

Il signore della morteLei giaceva sul letto, con il volto pallido e i capelli sciolti. Quando lui le prese la mano, lei gli sorrise… ma fu solo l’ombra di un sorriso. “Credo – disse la donna al suo uomo – che non vedrò il mattino. Sei stato un compagno di vita sincero e premuroso, non potevo desiderare di meglio. Adesso dammi un bacio e poi mi addormenterò”. “Non dire certe cose”, sussurrò lui, provando un doloroso nodo alla gola. “Hai ancora molti anni davanti a te e io non sono pronto a separarmi da te. Quindi non parlare della morte”. “Che ne parli o no, verrà ugualmente” rispose lei. “Già sento i suoi passi”. L’uomo si alzò in piedi. Era vero: si udiva un frusciò di passi che si avvicinavano sempre più. L’uomo spalancò la porta e vide davanti ai suoi occhi, uno sconosciuto, alto, tutto vestito di nero, con guance incavate e pallide e labbra grigiastre.

“Chi sei? Resta fermo lì”, esclamò l’uomo sgomento. Dirimpetto, il misterioso visitatore che indossava un lungo mantello nero dai bordi sfrangiati, non accennò ad arrestarsi. Lui, allora, gli sferrò due pugni e lo spinse via, al di là della porta di casa, che poi rinchiuse e serrò in tutta fretta. Fu il silenzio. L’uomo si avvicinò alla finestra e non vide nessuno, se non una lunga scia di sangue sul terreno. Dietro di lui, la sua amata, proprio in quel momento, si sollevò dal letto e si avvicinò al tavolo, prese una sedia e si sedette. “Che cosa c’è per cena?” esclamò la donna. L’uomo non credeva ai propri occhi e si meravigliava della sua audacia. Aveva ucciso il Signore della morte e salvato la sua amata compagna! Una tale impresa meritava di essere festeggiata. Decise che avrebbe cucinato lui stesso la più grossa gallina del suo pollaio.

Aprì la porta e si diresse nel cortile, quindi afferrò la gallina più vecchia e più grassa. Ma quell’animale sembrava avere un collo fatto di acciaio! Lui si sbucciò le mani cercando di torcerlo, ma inutilmente. Ogni sforzo fu vano. Allora, andò al vicino fiume a pescare e catturò una magnifica trota. Ma quando la colpì con un bastone per ucciderla, questa rimbalzò come una scheggia impazzita tornando ancora verso il fiume. L’uomo lanciò un urlo esasperato. Prese quindi un cesto e andò a raccogliere i frutti presenti su dei vicini alberi. C’era un grosso melo, ed i suoi frutti apparivano assai succulenti. Ma niente. Le mele non si staccavano dall’albero. Affamato ed arrabbiato, l’uomo tornò velocemente verso casa. Entrò e vide che la sua donna era di nuovo terribilmente pallida. “Forse l’ho ferito, il Signore della morte”, pensò frastornato per l’accaduto. “Meglio che vada a finirlo”. Staccò dal muro il suo fucile da caccia e si diresse verso la porta.

“Dove stai andando?” chiese la sua donna. “A finire il lavoro”, rispose lui, cupo e spaventato. “Ho ucciso il Signore della morte, o almeno credo di averlo fatto. L’ho fatto per amor tuo, cara! Come potrei vivere senza di te?”. “Sei uno sciocco” esclamò la donna. “La morte ha la sua funzione, nel mondo, come ogni altra cosa. Altrimenti come si potrebbero mietere i raccolti o abbattere gli alberi?” Lui la fissò con malcelato stupore, e pensò subito a quanto accaduto appena prima nel pollaio, poi al fiume e ed infine nel frutteto. “Amore” continuò la donna, “il mondo non ti perdonerà mai se hai ucciso il Signore della morte. Ma credi davvero che io abbia paura di lui? Io sono invece ansiosa di incontralo”. Lui abbracciò teneramente la sua amata, poi si precipitò fuori gridando con tutta la forza che aveva: “Ci sei Signore della morte, Sei vivo? Rispondi!”

Una folata di vento che lasciò nell’aria un suono lugubre e minaccioso, si levò all’improvviso. Poi una voce si udì chiaramente provenire dal vicino campanile. “Sono vivo, sto per compiere la mia opera”. L’uomo si voltò incredulo e scorse in fondo al vicolo una donna, che si appoggiava pesantemente al braccio di una figura alta, avvolta in un mantello nero e sfilacciato. Tenevano le teste accostate, come se stessero confidandosi dei vecchi segreti. L’uomo non li inseguì. Capì tutto, era giunto il momento. Si abbandonò al pianto. Era il momento delle lacrime. Era giunto il momento della morte.