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La lettera

Luigi Bobbio – Al Sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio è bastata una lettera minatoria per assicurarsi una scorta del Ministero dell’Intero. A Roberto Saviano c’è voluto invece un intero libro. Ancora meno è bastato al direttorissimo Augusto Minzolini per celebrare “l’evento” – finalmente – di un minacciato dalla camorra e non di un colluso nelle fila del centro-destra.

Un’anteprima di “fango” sulla – e per la – città andata in onda nell’edizione delle 20 del Tg1 di sabato scorso che, dopo le copiose piogge di ieri e di oggi, proprio non ci mancava. Almeno stando a come si presentavano le strade “alluvionate” di stamattina.


I gattopardi del Pd, quelli che cambiano per non cambiare mai

PdProprio in questi giorni il Pd di Castellammare di Stabia si è fatto il suo Congresso (o qualcosa del genere). E’ stato un evento riservato a pochi intimi, politicamente anonimo e pressoché ignorato dalla gran parte dell’opinione pubblica stabiese.

Certo, il momento è difficile. Quello andato in onda in questi giorni è stato il primo congresso del “dopo Tommasino“; il primo congresso “post commissariamento” dopo che si era scoperto che tra i tesserati, per usare un eufemismo, c’era gente non proprio affidabile, il primo congresso post scoppola elettorale che nel breve volgere di soli 2 anni – dal 2008 al 2010 – ha visto in città, il Pd passare dal 33% a poco più del 12%. Nel frattempo, ha perso pure tutte le elezioni, consegnando alla destra persino le chiavi del Comune.

Da un punto di vista “politico” il Congresso o supposto tale, non ha detto niente. Non poteva dire niente, perché il Pd, almeno a Castellammare, non ha niente più da dire. Basta leggersi il documento “unitario” partorito dal “nuovo” gruppo dirigente. Scontati buoni propositi, un’analisi banale e semplicistica delle cause della sconfitta – infatti, c’è chi ha considerato addirittura quel 12% “un ottimo risultato” – mentre su alcuni punti rilevanti e qualificanti della propria azione politica, onde non evidenziare le tante, troppe contraddizioni che ancora affiorano in seno a quello stesso “gruppo dirigente” unitario, si è semplicemente deciso di ometterli dalla discussione e quindi di non affrontarli.

E’ stato eletto Segretario “unitario” Nicola Cuomo, al quale va il mio augurio, come si dice sempre in queste circostanze. Cuomo ha subito tenuto a farci sapere che ha accettato la candidatura solo perché altri nel partito, appena qualche mese prima, gli avevano chiesto di candidarsi sindaco. Dato la “mala parata” o semplicemente fiutata l’aria di sconfitta che tirava, il nipote di Antonio Gava (lo scrivo per quei “non stabiesi” che dovessero bazzicare da queste parti), tuttavia, allora si è guardato bene dall’accettare.

Per la verità, fino alla vigilia di questo congresso, è pure girata voce della presentazione di un documento e di una candidatura alternativa, espressione di una non meglio precisata “minoranza interna”. Fortunatamente, hanno fermato le macchine in tempo. Lo dico solo perché il candidato anzi, la probabile candidata – persona peraltro perbene e capace, di cui sono amico – avrebbe svolto, con ogni probabilità, solo il ben noto ruolo della “foglia di fico”. C’è stato, inoltre – apprendo sempre dai giornali – chi non avendo niente di meglio da fare… ha persino scritto a Bersani in persona per denunciare presunte irregolarità nel tesseramento. La vicenda non mi appassiona affatto, proprio come “questo” Pd. Del resto, nel recente passato è successo – come ricordato – di peggio.

Dulcis in fundo, sempre sulla stampa (Metropolis, di domenica) leggo la dichiarazione di un altro autorevole dirigente del “nuovo” Pd (ma lo era anche in quello vecchio) il quale s’accredita – a ragione, sia chiaro – del fatto che a vincere è sempre lui. Mi chiedo tuttavia cosa penseranno i suoi nuovi e meno nuovi compagni ed amici di “cordata”? Già, perché proprio come avviene nelle scalate delle società quotate in Borsa, in quello stesso articolo, l’autorevole dirigente si è scoperto pure novello “trader”, quando ha svelato la presenza di non meglio precisate OPA (offerta pubblica d’acquisto) sul Pd stabiese. Forse, almeno a quanti sono ancora interessati alle sorti del Partito democratico o di ciò che ne rimane a Castellammare, qualche chiarimento sarebbe d’obbligo.