Idee, pensieri e riflessioni

Articoli con tag “berlusconi

Un’Europa e un’Italia sempre più povere

Editoriale su Giornalettismo – Ieri, diverse agenzie di stampa hanno steso il seguente lancio: “Pil pro-capite, Italia poco sopra la media europea”. Una notizia apparentemente positiva che, in un certo senso, sembra dare ragione allo stesso Silvio Berlusconi quando recentemente ha sostenuto che saremmo addirittura “il paese più ricco d’Europa”. Sic! Peccato che la media europea e lo stesso valore raggiunto dal nostro Pil per abitante, sia invece notevolmente più basso rispetto a quello conquistato appena pochi anni fa. Il dato, purtroppo, è falsato dai bassi livelli di reddito acquisito dai cittadini dei nuovi paesi membri dell’Europa allargata. Paesi come la Slovenia e la Polonia, come pure lo stesso Portogallo che, peraltro, sta attraversando la recessione più pesante degli ultimi quarant’anni. Da questa classifica – da qui la sua parzialità – infatti, risulta che pure la tanto denigrata Grecia ottiene una performance simile a quella raggiunta dal nostro paese, piazzandosi anche’essa sopra l’asticella della media europea.

Per questo, in tutta sincerità, non ce la sentiamo di accodarci alla fanfara impettita ieri suonata dai vari Capezzone e Bonaiuti e riverberata – manco a dirlo – in modo entusiasta dal Tg1. Sarebbe un po’ come esaltarsi per il titolo di “nano più alto del mondo”. Non fosse altro, perché nel 2009 il Pil pro capite italiano è sceso al livello di quello raggiunto 1999. Un balzo all’indietro di ben dieci anni che rappresenta, in termini reali, il vero livello d’impoverimento del nostro “sistema paese”.

In realtà, questa classifica dice un paio di cose ben più importanti. La prima è che “l’Europa unita” è un continente che non cresce, un continente dove il reddito medio di ogni suo abitante è in diminuzione, oppure laddove cresce, aumenta in modo quasi impercettibile. Un continente – e questo lo spiegano proprio le speculazioni di borsa di questi mesi – che gioca in difesa dei suoi grandi debiti sovrani e dei suoi deficit pubblici, anziché puntare decisamente su importanti politiche di “stimolo”, volte a creare crescita economica e quindi buona occupazione e benessere. La seconda, in verità, è una conseguenza della prima e ci riguarda molto da vicino. L’Italia, infatti, è un buon esempio di questo modello, diciamo così, fondato sulla paura, anziché sul coraggio.

L’ultima manovra “correttiva”, a detta dei suoi stessi ideatori, ha un obiettivo dichiarato. Ridurre il rapporto Deficit/Pil, che oggi staziona intorno al 5%. Due punti in più di quelle “Colonne d’Ercole” rappresentate dal 3% previsto nel famoso Trattato di Maastrict. Per ridurre questo rapporto esistono solo due vie. Ridurre il numeratore (il deficit) con il taglio della Spesa pubblica e degli sprechi, oppure aumentare il denominatore (il Pil), ossia realizzare le condizioni necessarie per avviare la crescita economica del Paese. La prima via, per quanto ardua e tortuosa, è considerata da sempre quella più semplice e praticabile. Almeno a parole, è facile mettere mano alla forbice  promettendo tagli a destra e a manca. La seconda, invece, è quella più difficile da perseguire. Richiede idee chiare, costanza e precise strategie e – va detto – anche più tempo per giungere a compimento.

In realtà, siccome i governi – compresa “l’Invincibile armata” berlusconiana – guardano più all’oggi che al domani e, soprattutto, si reggono sul consenso anche mediatico dei cittadini, i tagli alla Spesa – specie a quella improduttiva – risultano sempre molto parziali ed incompleti. Un’innaffiata di mance e di prebende dispensate come un buon vino, infine lenirà, almeno alle solite cricche e clientele, gli effetti più indigesti. I risultati sperati – ed annunciati – in termini di risanamento e riequilibrio dei Conti pubblici, tuttavia, risulteranno sempre assai inferiori rispetto alle attese e alle promesse (anche quelle fatte in sede europea). Sarà così anche questa volta. Potete scommetterci.

[Editoriale pubblicato su: Giornalettismo]

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Pensioni indegne, ecco la realtà depurata dalla propaganda

Mr. B. – Quasi un pensionato su due (46%) percepisce una pensione mensile inferiore a 500 euro; tre su quattro invece hanno un assegno inferiore a 1.000. E’ il quadro malinconico presentato dal rapporto dell’Istat sul nostro sistema pensionistico

Nel 2008 in Italia, quasi tre pensioni su quattro presentano un assegno mensile inferiore ai mille euro mentre solo il 7,5% supera i due mila euro al mese. il 45,9% delle pensioni ha importi mensili inferiori a 500 euro e il 26% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Istat sul nostro sistema pensionistico. Sempre nel 2008, poi, sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche previdenziali ed assistenziali, per un importo totale di 241.109 milioni di euro.

[Prosegue su Giornalettismo]


Con il Sud Silvio divide et impera

Sud – Nuova decurtazione ai Fondi destinati alle Aree Sottoutilizzate. Ben 2,5 miliardi in meno nel prossimo triennio. Tuttavia, con la delega oggi affidata a Raffele Fitto, verrà accelerato l’iter per la sua redistribuzione. Un contentino destinato ai governatori del Sud in quota Pdl.

FAS è la sigla sotto cui si cela il “Fondo per le Aree Sottoutilizzate“. Linguaggio burocratico alla “vaselina” che identifica i fondi destinate alle aree economicamente sottosviluppate del paese. Introdotto nel 2003 (quindi dal passato governo Berlusconi) doveva costituire, a detta dei suoi stessi ideatori, “lo strumento generale di governo della nuova politica regionale nazionale per la realizzazione di interventi in aree particolari del Paese”, individuato sulla base dell’art. 27, comma 16 della Legge 488/99 e dalla Finanziaria del 2000. In realtà, il governo Berlusconi ha adoperato questo strumento praticamente come un bancomat così come puntualmente ha anticipato Dario Ferri qualche tempo fa. Per esempio, nel solo anno passato, “Dai 63,3 miliardi di euro iniziali la dotazione del FAS è stata tagliata a 45 miliardi di euro: 18 per le amministrazioni centrali e 27 per le Regioni, più i residui 7,3 miliardi al Fondo Infrastrutture Strategiche (Fis). Per effetto di questi tagli e delle successive riassegnazioni, al Sud sono stati sottratti 12-13 miliardi di euro”. E proprio come un Bancomat, a via di sottrarre continuamente soldi, questo fondo si è sempre più assottigliato. Così, proprio in queste ore, si è venuto a sapere che il governo si appresta a praticare un ulteriore taglio di quasi 2 miliardi e mezzo di euro nel prossimo triennio. Un’ulteriore beffa che si somma al danno già praticato negli anni passati, che colpirà, manco a dirlo, soprattutto le regioni meridionali.

[Prosegue su Giornalettismo]


L’Italia, “una Repubblica fondata sul lavoro” che non c’è

Frecce tricolori – Ecco il quadretto a tinte fosche del nostro paese che Alexander Chancellor, corrispondente del quotidiano inglese The Guardian, ha tracciato in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno.

“Per ragioni che non ho mai capito, un articolo della Costituzione italiana (il Primo, nda) recita: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Qual è il principio su cui fondare una repubblica? La Libertà? L’Uguaglianza? La Giustizia? Può darsi. Ma il lavoro? Il lavoro è qualcosa che solo le persone fanno, per di più con vari gradi di entusiasmo, ma non è certamente un ideale per una società da perseguire”. Così, l’incipit un po’ altezzoso e ovviamente molto “british” dell’articolo scritto dal corrispondente del Guardian (giornale inglese dal taglio progressista) in occasione della nostra festa della Repubblica. L’occhiello dell’articolo, se possibile, è stato ancora più esplicativo. “L’Italia ha celebrato la Festa della Repubblica, una nazione fondata sul lavoro. Peccato che tanti dei suoi cittadini non ne hanno alcuno”. Un contraddizione evidente, che stride con il principio cardine della nostra Costituzione specie se consideriamo, come evidenzia mettendo il coltello nella piaga lo stesso Alexander Chancellor, che “un terzo dei giovani italiani sono senza lavoro, nello stato di disoccupazione”.

“In ogni caso – prosegue beffardamente l’articolo del Guardian – è stato molto significativo vedere la festa nazionale che celebra la nascita di questa repubblica fondata sul lavoro, coincidere proprio questa settimana con i dati che segnalano come in Italia la disoccupazione sia salita al livello più alto dell’ultimo decennio e che quasi un terzo dei giovani oggi non hanno alcun lavoro (a fronte di circa il 18% in Gran Bretagna)”. Un dato che, per la verità, ha fatto molto più rumore all’estero che nel nostro paese, dove è passato nel sostanziale disinteresse di molti media e di gran parte della politica. Chancellor, ha poi ricordato l’esito del referendum del 1946 che ha abolito la monarchia, onde poi rilevare con sorpresa e fastidio che quando mercoledì ha provato a fare la spesa in Toscana ha trovato tutto chiuso. Due mondi – l’Italia e l’Inghilterra – come si vede, a parte.

“La Festa del 2 giugno è segnata ogni anno da una grande parata militare a Roma che comprende un passaggio di jet militari che lasciano nel cielo della città eterna tracce di rosso, bianco e verde, i colori della bandiera italiana”. Festa ridimensionata come ha messo in evidenza lo stesso quotidiano inglese. “Quest’anno, a causa dello stato triste dell’economica del paese, il corteo è stato in tono minore rispetto al solito, e un quotidiano ha pubblicato una vignetta in prima pagina con una marcia di “truppe dei disoccupati”, il titolo era appunto: “Festa della Repubblica fondata sul lavoro”. Fatto, evidentemente, che la dice lunga secondo l’autore dell’articolo, sullo stato di apatia che serpeggia per il paese. “Per risparmiare, – scrive il Guardian – il corteo è stato più breve del solito, non c’erano i carri armati o altri veicoli cingolati, che hanno così risparmiato al Colosseo quelle vibrazioni che ne hanno minacciato in passato la sua stabilità”.

Nel parterre, ovviamente, c’erano Silvio Berlusconi segnalato “spesso al suo cellulare”, e l’ottantacinquenne “presidente della Repubblica, l’ex comunista Giorgio Napolitano”. A questo punto, Chancellor chiosa con un ardito parallelo tra Napolitano e il neopremier inglese Cameron. “Il suo messaggio – quello di Napolitano – nel Repubblica Day è stato un invito “cameronesco” all’unità nazionale per affrontare la crisi economica e per ripartire equamente i sacrifici, risparmiando i più deboli ed i più vulnerabili. Il presidente italiano – aggiunge il corrispondente del Guardian che considera demagogici però i recenti slanci austeri di Cameron – vorrei aggiungere, è andato persino oltre Cameron in un esempio di rara austerità, permettendo alla settantacinquenne moglie, Clio di viaggiare senza scorta in giro per Roma sugli affollati mezzi pubblici”. Molto pittoresco, of course.


Il condono è servito, ma servirà?

Condono edilizio – La chiamano “regolarizzazione catastale degli immobili mai dichiarati” ma rischia di diventare un condono più o meno mascherato. Vediamo di cosa si tratta e quanto potrà contribuire a “mettere in sicurezza i Conti pubblici”, come oggi sostiene il Governo.

Avevano detto che la crisi “era alle spalle”, che ne “siamo usciti prima e meglio degli altri”, che non c’era “alcuna necessità di una manovra correttiva” e che – e lo dicono ancora oggi – “avevano messo a sicuro i Conti pubblici”. La manovra varata dal governo tra urla, minacce di dimissioni di questo o quel ministro e i loro numerosi mugugni poiché dovranno “tagliare” fette del loro budget smentisce tutto questo ottimismo di facciata. Adesso li chiamano “tagli degli sprechi”. Chissà perché questi sprechi a nessuno è mai venuto in mente di tagliarli prima? Eppure, questo governo è in carica già da due anni. Biennio in cui tutti (ma proprio tutti) i fondamentali macroeconomici del nostro paese sono peggiorati. Meno Pil, più Debito pubblico, più Deficit, più Spesa pubblica improduttiva, meno Entrate fiscali, meno Avanzo primario, meno Reddito pro-capite, più Disoccupazione e meno Occupazione e dulcis in fundo più Pressione fiscale, con buona pace di chi ancora dice di non aver messo le mani nelle tasche degli Italiani. Dopo lo “scudo”, ossia il condono fiscale che ha favorito i grandi evasori che hanno portato illegalmente capitali all’estero, adesso si prepara la “sanatoria” per quelli che i propri “beni” non potevano proprio esportarli “fisicamente”: gli immobili.

[Prosegue su Giornalettismo.com]