Idee, pensieri e riflessioni

Archivio per 23 giugno 2010

Tagli di qua, tagli di la’. La manovra di Figaro Tremonti

Il Barbiere di Siviglia – Dai fondi FAS, alla scuola. Dalla prevenzione e sicurezza sul lavoro alle Forze di polizia. Ecco svelati in commissione Bilancio del Senato tutti i tagli della manovra “correttiva” del governo.

Sarà un taglio tutt’altro che indolore di circa 900 milioni di euro nel solo 2011 quello dei fondi FAS (fondi per le aree sotto-utilizzate, in pratica tutte le regioni meridionali) è quanto risulta dalle tabelle presentate dalla Ragioneria dello Stato sulla manovra in corso d’esame in commissione Bilancio al Senato. Questa forte decurtazione è il risultato dei cosiddetti “tagli lineari” ai ministeri, che prevede, peraltro, un’ulteriore sforbiciata sia nel 2012 per circa 460 milioni sia nel 2013 per un ulteriore miliardo di euro. Il documento è stato presentato dal governo dopo la richiesta pressante delle opposizioni di essere messe finalmente a corrente dell’entità e della ripartizione precisa della manovra.

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Italia e debito pubblico: ma quanto siamo Piigs?

Debito – Mentre per Berlusconi siamo “il paese più ricco d’Europa”, persino “meglio della Germania”, ad un’analisi finanziaria più attenta, emergono tutte le nostre difficoltà. E se a dirci la verità sui nostri Conti pubblici fossero i mercati “Over the counter”, anziché Tremonti?

“Non siamo l’ultimo paese d’Europa”. Anzi: “Se mettiamo insieme algebricamente il concetto di dinamica del debito e quello di sostenibilità del debito siamo il Paese più ricco d’Europa, un pelo sopra la Germania”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intervenuto telefonicamente ai lavori del convegno della neonata fondazione “Liberamente” a Moniga del Garda. E ancora: “L’Italia – secondo il premier – è un paese solidissimo” soprattutto per quanto riguarda il privato. “Le famiglie italiane lavorano e risparmiano e sono proprietarie, per l’80% delle loro case. Per questo il nostro sistema bancario è il più solido d’Europa. Ho fatto inserire nei sistemi di valutazione di Maastricht due concetti che sono la dinamica del debito più il concetto di sostenibilità del debito”. Mettendoli insieme, chiosa Berlusconi l’Italia “è il paese più ricco d’Europa”. E’ davvero così? Qualche dubbio – molto più di uno – è lecito nutrirlo. Non solo perché spesso le dichiarazioni del nostro premier si sono rivelate – con un eufemismo – incorrette… ma anche perché tendono, ancora una volta, ad occultare se non addirittura a travisare agli occhi dell’opinione pubblica la situazione delle nostra economia e della nostra finanza pubblica.

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Michael Jackson’s estate, un affare “post mortem” da 1 miliardo di dollari

Michael Jackson – Ad un anno dalla sua scomparsa, Michael Jackson si rivela ancora una gallina dalle uova d’oro. Per la gioia della sua adorata famiglia, of cuorse.

Un “bilione” di dollari tondo tondo, questo, secondo la famosa rivista musicale americana Billboard è quanto hanno fruttato le vendite e le royalities del popolare cantante americano, ad un solo anno dalla sua prematura scomparsa.

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Evasione fiscale record, per chi suona la campanella di Tremonti?

Tremonti e Bossi – Agli evasori sono bastati appena 5 mesi per eludere agli occhi del Fisco ben 22 miliardi di euro, ossia quasi quanto il governo si appresta a tagliare e a ricavare con tasse e balzelli dalle tasche degli italiani nei prossimi due anni (24 mld).

L’Italia, come sappiamo è un Paese di santi, di poeti, di navigatori e, soprattutto, di evasori fiscali. Una categoria che davvero non conosce la parola crisi. Tra questi troviamo artigiani, commercianti, medici, avvocati e piccoli professionisti. Ci sono, ad esempio, pellicciai che dichiarano 300mila euro, ma solo mezzo di guadagno, salumieri che non superano i 20mila e gioiellieri, poveracci, che si fermano a 15. Certo, nessuno vuole fare di “tutta un erba un fascio”, ad esempio gli artigiani stufi di finire sempre all’indice ed irritati dalle denunce, se la prendono, non senza qualche buona ragione, con le grandi aziende, le Spa associate in Confindustria, ree di non dichiarare i loro profitti. Confindustria, a sua volta ribadisce di pagare all’erario fino all’ultimo centesimo; in realtà, statistiche alla mano, lo farebbero solo il 60% di queste. Ed intanto, pensionati e lavoratori dipendenti, come Totò, continuano a recitare il loro triste mantra: “ed io pago, ed io pago”. Anche perché, sono i soli che non possono farne a meno ed è su di loro che la mannaia del Fisco si accanisce.

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